Ambrogio Mauri

Il 21 Aprile del 1997, Ambrogio Mauri con un gesto di protesta scioccante esce di scena, scende “dal treno della vita”.

Il testamento morale

……..Peccato che io non credo più in questo paese, dove, corruzione e prepotenze imperversano sempre.

Auguro , a chi continua a resistere , di avere  maggiore “fortuna” di me.

Potrà sembrare un atto di egoismo. Non lo è sono proprio stufo di lottare ogni giorno contro la stupidità e la malafede e non capisco se è incompetenza.

Come tanti, ho cercato disperatamente di fare il mio dovere, di uomo, di imprenditore. Sempre.

Qualcuno preparato c’è , però sono casi isolati.

Abituato ad essere uno che guardava avanti con fiducia, ora, dopo tangentopoli tutto è tornato come prima. Più raffinati. Forse chissà saranno anche onesti.

Una cosa è certa la professionalità non pone al primo posto l’interesse pubblico.

C’è chi rinuncia alla vita perché non riesce a lavorare per troppa trasparenza.

Non serve a nulla essere professionalmente seri.

Il mio vuole essere un gesto estremo della protesta di chi si sente isolato dalla così detta società Civile.

P.S. – una bara povera e un ciuffo di margherite il resto è solo retorica. Se fosse possibile vorrei essere il primo sepolto nel nuovo cimitero per essere più vicino al luogo dove ho lavorato e….. sofferto molto.

 

Il 27 aprile 2008 con la preziosa collaborazione dello scultore Luciano Giambelli nelle aree pubbliche poste fronte alla storica sede della Mauri presenti le autorità comunali venne posta una scultura astratta a ricordo di Ambrogio denominata  “3,14”.

Comporre un’opera utilizzando materiale esistente, che per diversa funzione in precedenza era stato assemblato, è certamente un’operazione interessante ma anche coinvolgente.

Si tratta infatti di togliere ad un oggetto, spesso complesso nella sua forma primitiva, le sue funzioni di natura pratica di macchina ed inserire nella trasformazione caratteristiche di tipo ideale che la rappresentazione finale deve esprimere. Quando si è pensato di eseguire un’opera da dedicare ad Ambrogio Mauri si è ricercata la possibilità di utilizzare materiale esistente in officina, prodotto nel giro di molti anni, oramai inutilizzato.

Il caso e la fortuna hanno fatto scoprire una serie di parti meccaniche che costituivano un dispositivo abbastanza complesso e curioso, ideato e realizzato dallo stesso.

Tali pezzi sono stati sezionati e riassemblati dando al tutto un nuovo significato.

Si è cercato, in modo particolare, con i mezzi a disposizione, di creare una forma dinamica e quasi in movimento, le cui singole parti rappresentassero in modo ideale e sintetico, momenti precisi riferiti al soggetto.

3,14 – numero espressamente legato al cerchio, elemento primario dell’opera, numero perfetto, quasi magico, ma anche con relazioni personali ad Ambrogio Mauri, che di tale numero fece un riferimento quasi filosofico ben conosciuto e nella memoria dei figli.
L’opera in sintesi può essere illustrata con cinque parole quali sono gli elementi che la compongono: lavoro, impegno, creatività, ostacolo, memoria.

La lettura dell’opera è da destra a sinistra.

Luciano Giambelli

PERCHE’ 3,14

L’idea di non buttare vecchie attrezzature,  oggi diviene un piccolo arricchimento architettonico nella città a cui tanto era legato “L’Ambrogio”.

Abbiamo deciso di fare oggi la presentazione ufficiale di 3,14 il nome astratto dato all’opera nel giorno del compleanno “Dell’Ambrogio”.
3,14 il numero che da origine ad una figura perfetta e che nella  vita “dell’Ambrogio”. E’ diventata una costante nelle proprie azioni, una sua filosofia, un suo modo di dire per spiegare ai suoi collaboratori, ai figli ed anche ai partner stranieri, il suo modo di essere dicendo loro to work to work to work e something more (lavorare lavorare lavorare e qualcosa in più), un pensare quotidiano dove lui ci ricordava sempre di fare la verifica della verifica della verifica e poi ancora un po’, oppure che nella vita erano tre le cose che contavano, la  famiglia, la fede e il lavoro ed il virgola 14 rappresentato dalla politica e dall’impegno sociale e  dagli amici od ancora che l’imprenditore come il politico doveva sempre avere lungimiranza, onestà, passione ma con ancora un qualcosa in più.

Con questo modo di pensare “dell’Ambrogio” riteneva che venisse sempre chiuso il cerchio della vita. Riflettendo sul cosa dire oggi ci siamo accorti di come il 3 sia stato sempre un numero quasi cabalistico che ricorre sistematicamente nella storia personale “dell’Ambrogio” ma anche della Sua azienda.
Tre i figli, tre le sedi aziendali, “6.3″ il nome del primo autobus prodotto,
tre le generazioni di maestranze che ci hanno accompagnato,
tre le epoche aziendali ricostruzione costruzione trading internazionale
tre le case costruttrici da noi rappresentate oggi
tre i cugini praticamente suoi fratelli aggiuntivi
tre gli amici di tutta una vita
tre gli avversari politici amici di appassionate  battaglie politiche
tre i sindaci che lui spesso citava ai figli nei lunghi viaggi in macchina fatti assieme,
e tre i sogni non realizzati, un titolo di studio, un suo autobus circolante per Desio, la nuova sede mai completata.

E anche tre sono le eccezioni numeriche a questa regola:

  • una moglie sempre al suo fianco
  • una fede ispiratrice di ogni suo gesto
  • quattro i nipoti di cui due monelli che del nonno hanno sempre e solo sentito parlare

 

Il presente documento è pubblicato per gentile concessione della rivista Tutto Trasporti venne pubblicato nel Maggio 1997.